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di Luca Martino

Una storiella su cui è utile riflettere, in questi tempi di grandi cambiamenti, riguarda l'innovazione e la mancata innovazione. Ci pare utile condividerla perché spesso il passato può essere fonte di ispirazione per il presente.
 

Correva l’anno 1200…

La Penisola italiana del XII secolo era un insieme di città e Stati ricchi e laboriosi, con le Repubbliche Marinare al centro del commercio internazionale.
E Venezia, fra tutte le Città Marinare, eccelleva nel dominio dei mari grazie alla sua capacità di costruire navi veloci e adatte sia alla guerra che al commercio.

Le galee veneziane, spinte dal remare cadenzato di decine e a volte centinaia di vogatori, erano considerate il mezzo migliore per affrontare il mare.
L'Arsenale di Venezia, dove si arrivavano a costruire anche 25 navi in un mese, era il più grande complesso produttivo del Medioevo e, in un certo qual modo, la prima vera grande fabbrica moderna: vi lavoravano migliaia di uomini, con compiti specifici, e le galee venivano costruite "in serie", anticipando i metodi della moderna catena di montaggio.

Ma...

Un bel giorno di tanti, tanti anni fa, un giovane, che aveva a lungo viaggiato nel Nord Europa, e aveva studiato in Inghilterra e Olanda nuovi modi di costruire le navi, fece ritorno nella sua città natale, Venezia, e fece di tutto per essere ammesso al cospetto del Doge e del Maggior Consiglio per proporre di innovare il loro modo di costruire le navi.
Il giovane narrò di come le navi della Lega anseatica riuscissero a sfruttare il vento come forma esclusiva di propulsione, di come riuscissero a disporre di un ampio vano di carico per il trasporto delle merci, senza necessità di avere centinaia di galeotti ai remi.
I vecchi "saggi" del Maggior Consiglio risero alla fine dell'accorato racconto del giovane, facendosi scherno di lui e delle sue proposte. Cosa aveva da insegnare un giovane ai vecchi del Consilium Sapientis, che guadagnavano da anni immense ricchezze grazie alle galee costruite e armate nell'Arsenale veneziano? Loro erano mercanti avidi e scaltri, che non accettavano alcun suggerimento da chi aveva molti meno anni ed esperienza di loro.

E la storia non fece sconti alla loro mancanza di immaginazione

Tardivi furono i tentativi di montare sulle galee alcuni alberi maestri con vela latina, che riuscivano a dare un contributo alla spinta delle galee solo nella navigazione con vento in poppa. Si sarebbe dovuto cambiare drasticamente il modo di costruire le navi, e l'Arsenale di Venezia, per colpa dei vecchi saggi del Maggior Consiglio, non lo fece.
Nel XV secolo, ormai, i galeoni degli Stati più lungimiranti dominavano i mari e solcavano gli oceani, spinti da un vento benevolo che, ahimè, segnò la fine della Serenissima.

 

L’innovazione è una necessità continua, che nessuna azienda o individuo può esimersi dall'affrontare, pena il declino.

 

Innovare oggi per prosperare domani

Il recente Bando per l’Innovazione delle PMI venete, mi ha ricordato questa storia della Repubblica Marinara di Venezia e, sebbene sia su un piano metaforico, l’ho trovata fonte di ispirazione. La lezione, nella sua semplicità, è cruciale nel business, così come nello sviluppo personale: l’innovazione è una necessità continua, che nessuna azienda o individuo può esimersi dall'affrontare, pena il declino.

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