Innovare l'innovazione



di Giacomo Melani

Per crescere e competere con successo sui mercati mondiali le imprese sono chiamate a investire sul futuro affrontando la sfida dell’innovazione. Troppo spesso, tuttavia, l’innovazione è affrontata con superficialità e in modo dispersivo riconducendola a un colpo di genio o a un’intuizione del singolo imprenditore.

Per rispondere in maniera efficace alla necessità di innovare senza improvvisazioni, occorre fare affidamento a un processo strutturato e supportato da strumenti idonei e finalizzati a innescare, alimentare e garantire nel tempo una generazione continua di innovazione. È necessario, quindi, chiarire cosa s’intende per innovazione. Quest’ultima può essere definita in molti modi ma, in essenza, è la traduzione delle idee in modelli di business e nuovi prodotti o servizi attivi sul mercato. Quindi, l’innovazione è l’idea trasformata in realtà presente sul mercato.
Oggi si parla spesso d’innovazione che, giustamente, è considerata una delle leve principali per rendere competitive le aziende e farle prosperare sul mercato, ma per raggiungere questo obiettivo le organizzazioni devono cambiare radicalmente l’approccio allo sviluppo del prodotto o servizio. In sostanza, non è più possibile gestire il processo d’innovazione con le pratiche abituali, ovvero con modalità organizzative standard e consolidati processi aziendali. “Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettare risultati diversi” diceva Einstein, ma allora come possiamo innovare l’innovazione? Non è più possibile fare esclusivamente push tecnologico perché il mercato non assorbe più quello che non considera utile, non è più sufficiente migliorare il time to market per battere la concorrenza: il valore dell’innovazione si dispiega solo se saranno progettate esperienze complete e sarà creato l’ecosistema che le supporta.
Occorre cambiare radicalmente l’approccio all’innovazione utilizzando integrazione e contaminazione. Integrazione perché oggi innovare significa combinare i vari dipartimenti aziendali e non delegare l’innovazione esclusivamente all’R&D. L’integrazione serve per abbattere i silos organizzativi e mettere attorno a un tavolo tutti quelli che possono progettare un’esperienza completa per il cliente, ma l’innovazione sarà tanto più efficace quanto più sarà creata un’esperienza completa inserita in un ecosistema abilitante. Solo in questo modo è possibile portare sul mercato prodotti e servizi che rivoluzionino l’approccio al cliente. Le aziende che riescono a fare questo sono in grado di creare forti legami con i propri clienti e conquistare così un vantaggio competitivo difficilmente imitabile in quanto non è il singolo prodotto ma è tutto il sistema progettato che rende difficile l’imitazione da parte dei concorrenti.

Solo mettendo insieme discipline diverse le aziende saranno in grado di portare sul mercato esperienze innovative che, spesso, sono figlie di modelli di business completamente riprogettati o riadattati al contesto attuale.

Infine, un aspetto da non trascurare è cogliere il potenziale della rete dei partner, coinvolgendoli nel processo d’innovazione e creando un’estensione di filiera.
L’altro aspetto fondamentale, che si spinge oltre alla suddetta apertura alla filiera, è quello della contaminazione. È solo creando contaminazione tra l’azienda e il mondo esterno che si generano le migliori idee che poi l’impresa dovrà tramutare in innovazione. La contaminazione può spingersi fino a diventare vera e propria open innovation, in cui l’organizzazione si fa permeabile e dialoga con università, enti, startup e addirittura con competitor (in questo caso si parla di coopetition). Quasi mai, infatti, l’innovazione è il frutto del lavoro di una persona sola (o di un dipartimento), bensì è il risultato della collaborazione di individui con funzioni diverse, spesso addirittura provenienti da differenti organizzazioni. Questo aspetto è evidenziato da numerosi studi e, in particolare, dalla ricerca di Lee Fleming (Professore di Business Administration presso Harvard) che dimostra come team di lavoro con competenze molto simili generino soluzioni poco innovative, mentre team molto eterogenei sono in grado di proporre molteplici idee, alcune delle quali veramente rivoluzionarie.
Altra modalità per innovare è l’acquisizione di competenze e soluzioni rivolgendosi alle startup. In alcuni mercati l’innovazione ormai si fa in questo modo, si pensi ad esempio al Pharma o all’Hi-Tech, dove le aziende leader acquisiscono ogni anno numerose startup portando all’interno competenze, risorse e capacità di trasformare le idee in prodotti.
In conclusione, le aziende devono innovare il loro modo di fare innovazione, integrando in team eterogenei le migliori competenze e contaminandosi con altre realtà per facilitare la generazione di idee e la successiva trasformazione di prodotti o servizi. Per far questo è necessario che i leader aziendali rompano i silos e dischiudano le energie presenti all’interno dell’organizzazione, strutturando un processo stabile nel tempo e che assicuri la comunicazione interna. Questo renderà l’azienda dinamica e flessibile, animata da spirito imprenditoriale, votata all’innovazione e focalizzata sulle esigenze della clientela, dove le idee possono essere generate da chiunque. Successivamente devono crescere le capacità di execution per assicurare che l’azienda che è stata capace di generare buone idee, sia poi capace di portarle sul mercato trasformandole in grandi successi.

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